Straordinaria eco ha suscitato a Catanzaro il recente Convegno organizzato dal MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) sul tema di grande attualità: “Autonomia differenziata: sussidiarietà, solidarietà e bene comune”. L’interesse è stato alimentato sia dall’autorevolezza dei relatori coinvolti, sia dall’elevato livello di elaborazione culturale che ha preceduto l’evento, al quale ha preso parte anche l’Arcivescovo Mons. Claudio Maniago.
Il cuore del dibattito: legge e dottrina sociale
Il fulcro del Convegno – così come dell’elaborazione proposta dal MEIC – ha riguardato lo stato della legge sull’autonomia differenziata. Questa è stata analizzata alla luce, da un lato, della sentenza n. 192/2024 della Corte Costituzionale, che ha cassato parti sostanziali della legge 86/2024, e dall’altro dei principi della Dottrina Sociale della Chiesa. Il confronto si è quindi esteso oltre i soli aspetti politici, economici e giuridici, ponendo l’attenzione sull’impatto che tale normativa potrebbe avere sui grandi temi della solidarietà, della sussidiarietà e del primato del bene comune.
Le preoccupazioni della Chiesa: “secessione dei ricchi”
In tale contesto, si sono richiamati i ripetuti interventi della Conferenza Episcopale Italiana, che ha espresso fin dall’inizio forti preoccupazioni riguardo al disegno di legge sull’autonomia differenziata, presentato al Senato. Successivamente, anche la Conferenza Episcopale Calabra si è espressa con decisione, definendo l’autonomia differenziata come una vera e propria “secessione dei ricchi”: un tentativo delle Regioni economicamente più forti di trattenere sul proprio territorio le risorse fiscali, amplificando così il divario con le Regioni economicamente meno sviluppate.
Un richiamo etico e profetico
Le posizioni assunte dai Vescovi italiani e calabresi non si sono limitate solo a un giudizio etico e morale, oltre che politico, ma hanno assunto un significato profetico. Tali interventi, infatti, hanno anticipato di ben otto mesi la sentenza della Corte Costituzionale, che – pur riconoscendo la legittimità della legge 86/2024 – ha evidenziato possibili criticità nella fase attuativa, in particolare riguardo alla coerenza con i principi costituzionali di solidarietà nazionale e uguaglianza tra i cittadini.
La dottrina sociale al centro del confronto
Il costante richiamo, sia da parte dei Vescovi che durante il Convegno del MEIC, ai principi della Dottrina Sociale Cristiana ha spostato il dibattito dagli aspetti tecnici e normativi dell’autonomia differenziata a una riflessione più ampia sulla testimonianza dei cristiani nella società. Al centro, il valore irrinunciabile della solidarietà e del bene comune come elementi fondamentali di ogni politica sociale ispirata alla dignità umana.
Il bene comune: fondamento della convivenza democratica
Da qui la centralità del concetto di “Bene Comune”, da sempre sostenuto nella Chiesa come il punto fondamentale della sua Dottrina Sociale. Nella Evangelii Gaudium, infatti, Papa Francesco per “incoraggiare e orientare in tutta la Chiesa una nuova tappa evangelizzatrice, piena di fervore e di dinamismo”, evidenzia che “lo Stato può curare e promuovere il Bene Comune della società sulla base dei principi di sussidiarietà e di solidarietà”, inteso come l’insieme degli elementi che permettono agli individui e alle comunità di raggiungere pienamente il proprio sviluppo umano e spirituale e sviluppare la dignità della persona umana.
Una conclusione netta: no a leggi che dividono
Da qui la conclusione che ogni normativa che va contro i principi di solidarietà, sussidiarietà e tutela del bene comune, che non possono avere confini geografici, è lesiva dei valori fondanti della democrazia e dei presupposti costituzionali di solidarietà nazionale ed uguaglianza.
Antonio De Marco